Centro di Formazione e Ricerca in Analisi Transazionale
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Giochi di terzo grado

 

 

I giochi di terzo grado sono molto più prevedibili con i clienti che hanno sofferto traumi o

trascuratezze. In questo tipo di situazioni, affetti altamente tossici sono tagliati via o provocati negli altri con risultati che possono essere gravi e permanenti, incluso l’omicidio e il suicidio. In un setting di terapia, c’è spesso la minaccia di un finale improvviso, e talvolta il processo terapeutico finisce all’obitorio.

Britton (2007) cita il caso, riportato da Klein, del ragazzo che aggrediva sessualmente le ragazze e che rubava, come esempio di questo tragico livello di enactment. L’autore suggerisce che rileviamo questa forma di comportamento nei clienti adulti, che funzionano ad un livello borderline attraverso “azioni che penetrano l’analista in un modo viscerale” (p. 6). Britton argomenta che l’obiettivo prioritario a questo livello di enactment è liberare l’emozione non formulata, che è insopportabile e non solo indesiderata.

L’impatto sul terapeuta, che è coinvolto in un gioco di terzo grado, usualmente comporta una temporanea perdita della funzione riflessiva. Diventa impossibile pensare in quel momento, poiché il terapeuta, come il cliente, è sopraffatto da un’emotività disregolata. Lavorare con il controtrasfert in un gioco di terzo grado comporta l’attivazione fisiologica, spesso senza immagini o parole per attribuirgli un senso. Comprendere che cosa il cliente sta liberando nella sua mente richiede normalmente che il terapeuta, in una fase successiva della terapia, dopo che l'equilibrio emotivo è ritornato, traduca la sua esperienza somatica in immagini, metafore, e, infine, in pensieri e sentimenti.

 

Keri

Ho lavorato con Keri per 7 anni, e durate quel periodo sviluppò un transfert intenso che includeva sia sentimenti di amore che di odio. Un giorno, alla fine della seduta, Keri si rifiutò di lasciare la stanza. Provai vari modi per risolvere l’impasse ma senza alcun risultato. Avendo raggiunto un picco di disperazione, con un cliente in sala di attesa, le dissi che se continuava questo comportamento poteva significare che lei stava scegliendo di mettere fine alla terapia. Qualunque cosa stesse accadendo, ho pensato che non fosse psicoterapia. Nel mezzo di una enorme tempesta di proteste, tra cui accuse di crudeltà e indifferenza , Keri a malincuore se ne andò. Mi sentii sopraffatta e completamente destabilizzata. Ero decisamente pronta a mettere fine alla relazione.

Pensavo che era abbastanza. A questo evento sono seguiti comportamenti similari, che hanno implicato quello di stazionare davanti alla mia casa e osservare i miei bambini e anche aspettarmi vicino alla mia macchina a fine giornata.

Keri era cresciuta con una madre deprivante emotivamente e un padre sadico. In modo

consapevole, vivevo quest’ultimo incidente come un attacco ostile alla terapia. Sembrava che Keri fosse determinata a distruggere tutto il lavoro costruttivo che avevamo raggiunto e, sotto questa luce, l’enactment poteva essere compreso come una ripetizione dell’agito della crudeltà di suo padre. Comunque, in supervisione cominciai a farmi delle domande sulla mia esperienza viscerale di totale impotenza nel sentirmi incapace di accompagnarla fuori. Piuttosto che pensieri o sentimenti chiari, c'era dentro di me una sensazione come di un bambino indifeso aggrappato a una madre disperata che era pronta a scagliare il bambino fuori dalla finestra. Sentii un cambiamento tangibile in me e mi permisi di lasciarmi penetrare dalla sensazione nauseante di impotenza e, insieme a questa, da un nuovo senso di compassione per Keri.

Nella seduta che seguì, Keri rimase furiosa per il fatto che io avevo osato suggerire la fine della terapia e minacciò di denunciarmi a livello etico. Mi interrogai a voce alta sulla relazione adesiva e bisognosa. Disse che non sentiva niente del genere, fino a pochi giorni più tardi, quando mi raccontò un sogno in cui parlò di un bambino malato si infila nel letto con te’’. Seguirono una cascata di connessioni nelle quali Keri cominciò a rendersi conto che le sensazioni sessuali che aveva per lungo tempo provato nei miei confronti potevano avere più a che fare con aspirazioni profonde di sentirsi tenuta sicura tra le braccia di una madre. Ho potuto vedere adesso l’enactment come un tentativo di evacuare sentimenti intollerabili di impotenza infantile e bisogno emotivo. Gli stati irrimediabilmente conflittuali di un bambino indifeso e di una madre infelice erano stati attualizzati tra di noi, piuttosto che contenuti all'interno di ciascuna mente.

 

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